di Francesca Amè
IL GIORNALE

2017.07.09 Il Giornale_Greenaway.jpgL’intervento. Peter Greenaway, il noto regista inglese, raffinato conoscitore del mondo dell’arte (giusto dieci anni fa diresse Nightwatching per indagare la genesi della «Ronda di notte», uno dei dipinti più celebri di Rembrandt) non conosceva Giancarlo Vitali. Ma quando ha visto l’opera di questo pittore solitario e dalla sottile vena malinconica, ne è rimasto molto colpito. Firma ora nella Casa del Manzoni di via Morone l’allestimento «Mortality with Vitali. Father & Son» che, fin dal titolo, gioca sul cognome del pittore (Vitali) e sul tema della morte: un intervento insolito, fatto di oggetti, luci e tappeto sonoro, in uno degli spazi più meneghini della città, la casa dell’autore dei Promessi Sposi. Ritroviamo nei due piani dell’appartamento tutto l’universo-Vitali: esposti in modo scenografico gli abiti del pittore di Bellano e quelli della moglie, compresi quelli del matrimonio, in mostra anche le suppellettili della loro casa sul lago, persino ricordi personali come la veste di battesimo o l’apparecchiatura della tavola, per non parlare dell’aia con le uova e i cesti di paglia. Incontriamo dapprincipio e impariamo a conoscere la vita della famiglia Vitali. Poi entriamo a contatto con la malattia, il dolore e l’esperienza vissuta in ospedale, una dimensione che secondo Greenaway accomuna i due lombardi, Vitali e Manzoni: letti da nosocomio, sedie a rotelle, abiti sterili occupano le sale finali del percorso di visita, mentre siamo accompagnati dalla voce del pittore che legge brani manzoniani. I dipinti, le incisioni e gli oggetti di Giancarlo Vitali invadono gli spazi di Casa del Manzoni – con le sculture di cani del figlio Velasco all’ingresso, quasi a fare da guardia – ma non la rendono del tutto irriconoscibile: «Non amo le gallerie intese come bianche scatole vuote e asettiche: le opere d’arte sono fatte per stare nelle case. Qui, i lavori di Vitali trovano una loro giusta collocazione, si adattano perfettamente», ha commentato Greenaway. Il museo si trasforma così in una «camera delle meraviglie», dove arte contemporanea, installazioni sonore e visive dialogano con il passato. Si riflette, in un tempo sospeso che è quello di certe antiche case milanesi immerse nel silenzio del centro, sulla vita e sulla morte.

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