di Fabio Francione
IL CITTADINO

2017.08.12 Il CittadinoUno dei lati più illuminanti del quadrilatero semi-antologico di “Time Out”, la mostra inventata da Velasco Vitali per il padre Giancarlo, ha sede in Casa Manzoni, la prestigiosa dimora milanese dell’autore de “I promessi sposi” che da qualche tempo, rinnovatasi sia come sede degli studi dedicati allo scrittore lombardo sia per aver aperto non solo le proprie memorabilia, ma per aver reso ospitali i propri ambienti a esposizioni di opere altrui. In tal senso Peter Greenaway deve aver considerato la magione di Manzoni quale luogo sul quale sovrapporre e montare la propria idea di curatela di mostra: nel caso specifico, “Mortality with Vitali. Father and Son” (questo l’enigmistico titolo dato all’installazione da Greenaway) ristruttura sia in senso biografico sia intellettuale e storico Casa del Manzoni, facendola diventare una sorta di Casa della Memoria vitaliana, senza rinunciare alle consuete modalità di montaggio stratificato che, per chi conosce i film del regista inglese e in particolare la sua ultima produzione, rappresentano una sorta di risposta a una presunta “morte del cinema”, ma non delle immagini.

Da qui, quei numeri talvolta meravigliosi che Greenaway sa ancora strutturare in site-specific (ecco il caso) o in video-installazioni (la partecipazione al Padiglione Italia curato due Biennali fa da Vincenzo Trione). Dunque in prospettiva storica le nature morte di Vitali, disseminate nella stanze manzoniane, collegano il genere di pittura a quella linea lombarda che parte dal Ceruti e da Baschenis e arriva fino agli esiti inediti e alti del ‘900, più lontano dall’ufficialità dei movimenti post-avanguardistici. E per Vitali si può parlare di consapevole isolazionismo, anche quando tenta un’interpretazione sui generis di soggetti privati come gli sposalizi, i funerali, le processioni di paese. Ed è forse ciò che ha suscitato l’interesse di Greenaway, una volta contattato da Velasco. Ma il regista non si ferma alla tela: scrutando nelle pieghe della biografia di Vitali trova una smagliatura che non tenta di riparare, ma anzi ne allarga la lacerazione rappresentata dalla malattia che costrinse il pittore di Bellano a una lunga degenza ospedaliera. Ecco la trasformazione di singole opere in una successione di eventi narrativi che hanno lo scopo di raccontare una storia, piccola o grande poco importa, ma esemplare nel farsi arte universale.

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