di Andrea Morleo
IL GIORNO
L’aneddoto diventerà «La Parisienne, ovvero una visita in fumo», che Andrea Vitali scrisse per presentare la mostra dell’amico pittore al Castello Sforzesco nel 1995. «Nel privato era molto meno burbero di quanto sembrasse, anzi era spiritoso e autoironico». Altri sprazzi di memoria riportano a «quella volta che lo an dai a trovare: aveva appena terminato una trentina di nature morte ancora appese ad asciugare. Erano bellissime ma lui disse che si trattava solo di “esercizi di polso”». Figlio di pescatori, Giancarlo Vitali ha raccontato senza manierismi la gente del suo borgo – il panettiere, i carabinieri, il farmacista -, gente umile con i loro pregi e le virtù. «Se sono un gallerista lo devo proprio a lui», ricorda Oreste Bellinzona, milanese di nascita che a un certo punto decide di trasferirsi a Lecco e si imbatte in Vitali e i suoi quadri. «Rimasi affascinato subito dalla sua profondità culturale di artista, peraltro autodidatta. Nel nostro rapporto però veniva prima l’aspetto umano di cui custodirò memoria indelebile». Giancarlo Vitali ora non c’è più, alla soglia degli 89 anni (li avrebbe compiuti il 29 novembre prossimo) si è spento nella sua casa di via Tommaso Grossi, stretto dall’affetto della moglie Germana, che lo scorso gennaio aveva ricevuto dall’amministrazione comunale di Bellano la civica benemerenza per il marito mentre a maggio, a Palazzo Pirelli di Mila no, era arrivata la “Rosa Carmina” concessa a quei lombardi che si so no distinti per meriti culturali, sociali o sportivi.
Con lei i figli Velasco (che nel maggio 2017, a Milano, aveva curato una bellissima mostra dedicata al padre), Paola e Sara che ieri raccontava come papà fosse «morto come un capo indiano attorniato dalla sua tribù». E intanto il paese con le bandiere a mezz’asta si prepara a dare l’ultimo saluto «al maestro», come lo ha definito il sindaco di Bellano, Antonio Rusconi.
