di Gianfranco Colombo
LA PROVINCIA
E questo catalogo, con le straordinarie fotografie dello Studio Carlo Borlenghi, sa comunicare in modo palpabile le atmosfere che si respirano in quella Casa del Manzoni, che la coppia Vitali- Greenaway ha rivoluzionato riaprendo un dialogo fatto di rimandi ed ammicchi anche con l’illustre padrone di casa. Peraltro, come ha ricordato Angelo Stella, presidente del centro nazionale Studi Manzoniani, Giancarlo Vitali non è il primo bellanese a varcare la soglia di Via Morone: «Si fosse presentato nella Contrada del Morone, al numero 1171, centonovanta anni fa, Giancarlo Vitali vi avrebbe incontrato Tommaso Grossi, da Bellano, ospite del conte Alessandro Manzoni, oriundo lecchese, che aveva appena concluso un romanzo, con un incipit novenario, “Quel ramo del lago di Como”, ma solo con immagini di parole». Ma torniamo alla mostra alla Casa del Manzoni. Come mai un regista come Peter Greenaway ha voluto occuparsi di questo allestimento? Ce lo ha spiegato Velasco, che ha curato l’esposizione negli altri siti della mostra: «Sono stato alla proiezione di un suo film e all’incontro che è seguito, il regista ha precisato come, a suo parere, i registi dovrebbero dialogare di più con i pittori. Sono rimasto colpito e gli ho scritto, visto che io pittore stavo curando una mostra di un altro pittore, che per giunta è mio padre. Gli ho detto che mi sarebbe piaciuto il suo punto di vista da regista. Mi ha risposto e ci siamo incontrati. Il resto è stato la conseguenza della visita ai luoghi e soprattutto della conoscenza delle opere di mio padre. Gli è piaciuta molto la storia di questo pittore isolato».
Peter Greenaway ha così trascinato Giancarlo Vitali dentro una sarabanda fatta di suoni, oggetti e allestimenti sorprendenti, che coinvolgono i visitatori e li scaraventano dentro le opere ed i loro mondi. Un gran bel viaggio quello della Casa del Manzoni, una sede scelta per dei motivi precisi, che è lo stesso Greenaway a spiegare: «Cercammo a Milano un posto dove allestire la mostra. Mi sentii demotivato e piuttosto disinteressato finché non entrammo nella Casa del Manzoni. Una casa dagli architravi delle porte rovinate e dalla luce fioca, con carta da parati scura, parquet logori, specchi graffiati e un quieto garbo. La casa era stata nobilitata a solenne museo. Ma qualcosa potevamo fare: potevamo de-nobilitarla. Potevamo ridarle intimità. Potevamo creare una casa in temporanea sintonia con la pittura di Giancarlo Vitali. Potevamo valutare come trasformarla in un ambiente che avesse qualcosa da dire ai contenuti della sua pittura. Dove i quadri non ti gridassero contro. Dove i quadri rispettassero la reticenza dell’autore, il suo desiderio di essere umile e appartato. E scoprii che Manzoni e Giancarlo Vitali arrivavano entrambi dal Lago di Como». Un grande incontro questo tra Giancarlo Vitali e Peter Greenaway, che ha scomodato suo malgrado anche il Manzoni, ed è riuscito a ridare lustro a quelle radici lombarde, che qui si aprono al mondo anzich* chiudersi dentro il proprio di mondo. In tutto questo resta aperto un interrogativo: Giancarlo Vitali ha visitato questo straordinario percorso che ci ha regalato? Sembra proprio di no. Pare che attenda climi più miti per avventurarsi nella metropoli. C’è comunque una certezza: se lo farà non lo comunicherà certo alla stampa. Se mai approderà al Palazzo Reale sarà nel più assoluto anonimato: un uomo qualunque, che staccherà un biglietto per vedere le mostre di un pittore suo concittadino.
