Schermata 2017-05-08 alle 12.21.08“Per la prima volta mi ritrovo a curare una mostra su mio padre, considerando la sua opera come un mondo unico, una geografia spaziale e temporale, un time out dalla realtà che si dilata nella pittura”
(Velasco Vitali)

 

Milano, maggio 2017 – Dal 5 luglio al 24 settembre 2017 il Comune di Milano – Cultura dedica a Giancarlo Vitali (Bellano, 1929) un grande progetto espositivo su più sedi che ha il suo cuore a Palazzo Reale con la prima grande antologica di un maestro del Novecento italiano.
Promosso e prodotto dal Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale, Castello Sforzesco, Museo di Storia Naturale, Casa del Manzoni e ArchiViVitali, “Giancarlo Vitali. Time Out” è curato da Velasco Vitali, figlio di Giancarlo e artista egli stesso, e coinvolge quattro sedi espositive milanesi: a ciascuna il compito di raccontare la poetica di Vitali da un punto di vista differente.

Palazzo Reale, la più prestigiosa sede espositiva di Milano, ospita la grande antologica che con 200 opere, di cui 188 dipinti e 12 disegni, delinea un percorso espositivo diviso in dieci sezioni tematiche che coprono tutto l’arco della produzione di Giancarlo Vitali.  Attraverso una rilettura critica dell’intero percorso dell’artista “Giancarlo Vitali. Time Out” accompagna il visitatore in un viaggio di oltre settant’anni che parte dai primi dipinti degli anni Quaranta, già apprezzati da Carlo Carrà, passando per le opere degli anni Ottanta e Novanta, esaltate da Giovanni Testori, fino all’ultima e inedita produzione.

Al Castello Sforzesco, un’installazione di Velasco in Sala Viscontea introduce il visitatore nell’universo artistico dell’incisione di Giancarlo Vitali, di cui sono esposti 150 fogli con un insolito allestimento in orizzontale. In occasione della mostra “Time Out”, la Sala conferenze Bertarelli espone una selezione preziosa e ragionata di incisioni provenienti dagli Archivi delle Civiche Raccolte.

Il Museo di Storia Naturale prosegue il viaggio con un focus tematico dedicato a “Le forme del tempo”, cioè ai fossili e ai ritrovamenti geologici. Il nucleo di opere esposte è stato realizzato da Vitali nel 1991 in occasione del centenario della morte dell’Abate Antonio Stoppani, geologo e Direttore del Museo di Storia Naturale dal 1882 al 1891.

A Casa del Manzoni, infine, sono esposti i dipinti e i disegni che Giancarlo Vitali realizzò nel 2002 sul tema della malattia. L’idea nasce dallo scrittore Andrea Vitali, che ha recentemente riscoperto un manoscritto dello storico Antonio Balbiani dove si descrivono con dovizia di particolari gli ultimi giorni di Alessandro Manzoni.

Time Out, gioco fermo o tempo sospeso. Il titolo del progetto, che racchiude tutti i percorsi espositivi in città, richiama quel momento di sospensione necessario per misurare i valori in campo e il ritmo delle cose, per ri-vedere, come accade all’artista nell’istante in cui si ferma davanti alla tela. “Time Out” è il tempo della pittura di Giancarlo Vitali anche da un punto di vista storico-artistico. La sua è una posizione che è sempre stata e trovata fuori dal coro e che l’ha collocato tra gli outsider del sistema dell’arte.

Sempre consapevole della storia da cui la sua pittura proviene, e al tempo stesso indifferente alle sirene delle mode, Vitali per settant’anni ha avuto come unico fine e scopo quello di dipingere.Ultimo pittoreviene, infatti, definito dalla critica. La sua opera è ricchissima e comprende dipinti, disegni e incisioni. Giancarlo Vitali non ha mai fatto distinzione tra una tela e una lastra di rame, tra un foglio o un supporto “trovato”, come lo sportello di un armadio per esempio, tutto è buono per dipingere.

Il senso della sua identità di artista va ricercato nel territorio in cui ha vissuto e lavorato. Nato a Bellano sul lago di Como ottantasette anni fa, Vitali è orgogliosamente e ostinatamente locale, ed è proprio questa l’origine della sua universalità di artista. Scrive in proposito Mario Botta: “Gli anticorpi maturati dentro la sua terra, seguendo null’altro che la propria vocazione, gli permettono un disincanto etico rispetto alle contraddizioni proprie dell’uomo di oggi”.

Autodidatta per necessità – rinuncia a una borsa di studio all’Accademia di Brera per impossibilità di mantenersi fuori casa – Giancarlo Vitali approfondisce la conoscenza dei pittori della generazione nata a cavallo del Novecento: nel percorso espositivo di Palazzo Reale, infatti, una sala è dedicata proprio al dialogo con il De Chirico metafisico e degli autoritratti, il Carrà trascendente e primitivo, il De Pisis delle marine stranianti e dei pesci evanescenti, il Sironi del “Ritratto di Carlo Carvaglio” e poi ancora con Badodi e Pirandello.

Le influenze di questi artisti sul suo lavoro rientrano però in una semplice, seppur sincera, ammirazione, mentre i riferimenti più profondi, i fari della sua indipendenza Vitali li ritrova in Goya e Velàzquez, in Rembrandt e nella pittura del Seicento lombardo o in pittore anch’egli appartato come Ensor. Sono loro l’antidoto all’appiattimento, alla banalizzazione e alle tentazioni della società del “consumo” dell’arte.

Il segno distintivo della pittura di Vitali comincia a configurarsi a metà degli anni Cinquanta. Una lingua che, con un tratto rapido e sintetico, si concentra sulla figura umana per descrivere un mondo intimo, familiare e popolare: l’artista ritrae amici, contadini, artigiani, la gente e le scene comuni. Anche il mondo naturale rientra nei suoi dipinti quale testimone di verità: nature morte, scene quotidiane, fiori, ma anche il mondo animale.

La svolta della vita artistica di Vitali avviene nel 1983 con la “scoperta” da parte di Giovanni Testori, con il quale stringe un sodalizio e un’amicizia profonda che dura sino alla morte dello scrittore avvenuta nel 1993. Testori scrive di Vitali in toni altissimi dedicando alla “scoperta” dell’artista un elzeviro di un’intera pagina su Il Corriere della Sera intitolato “I fasti della pittura” e sarà lui stesso a curarne la prima personale a Milano nel 1985. Di Testori sono anche i ritratti, presenti in mostra, che l’artista dedica all’amico scrittore, dove l’analisi introspettiva e la forza espressiva della composizione sono la testimonianza di due caratteri forti ed eversivi e di un sodalizio stretto in nome dell’arte.

Nascono in quegli anni i dipinti dedicati alle carni e agli animali macellati, come il celebre “Trittico del toro”, a cui Testori dedica tre poesie, e scrive: “Era dai tempi dei primi, diretti e drammatici incontri con gli animali squartati di Soutine che non avvertivamo più una così estrema vocazione della pittura a magnificare se stessa proprio nell’atto in cui si flagellava, in cui s’introduceva, in cui affogava o annaspava nell’ematico pantano. Con questa differenza, però: che mentre, in Soutine, la flagellazione necessitava di far passare la realtà entro il cunicolo d’un accanimento deformativo, in Vitali tale flagellazione, andava a coincidere, e a coincidere millimetralmente, tramite una sorta d’attonita e clamante forza obbiettiva, con la realtà stessa”.

Vitali, semplicemente, dipinge. Con istinto, velocità, intuizione. – scrive Vittorio Sgarbi – Non si possono dimenticare le sue nature morte, i suoi animali, persino più immediati di quelli del penultimo pittore più vicino a lui: ChaimSoutine. Ma anche Soutine non è citato; è digerito, assimilato, rigenerato per impulso, istinto, necessità di pittura”.

In questi anni, il suo segno diventa potente, i dipinti sono pieni, la materia è ricca, quasi non separa le figure dallo sfondo, ma tutto è parte di una complessità racchiusa in un impasto denso nel quale sembra essere la materia e il colore a modellare i volumi. Scrive Marco Vallora: “Tutto è risolto in pittura di pittura, in pura pittura. Le forme non sono che colore gettato, trionfo informale che si coagula in fisionomia”.

Dopo l’incontro con Testori, il lavoro di Giancarlo Vitali viene conosciuto attraverso esposizioni in importanti spazi pubblici. In questo periodo molti altri intellettuali e scrittori italiani si interessano profondamente alla sua arte. Tra questi Carlo Bertelli, Mario Botta, Tonino Guerra, Franco Loi, Antonio Tabucchi, Marco Vallora e il bellanese Andrea Vitali.

Negli anni Ottanta ha inizio anche l’attività grafica di Giancarlo Vitali. Nato tardi come incisore, Giancarlo Vitali si dedica però instancabilmente a questa forma espressiva con grande fortuna critica. Risale al 1994 il primo catalogo ragionato della sua opera incisa (1980-1993) realizzato in occasione della mostra organizzata dalle Raccolte Civiche “Bertarelli” del Castello Sforzesco.

Nel percorso di mostra a Palazzo Reale, la presenza dell’artista è testimoniata in un breve film, della durata di 20’ min. circa, girato con l’artista nel suo studio a Bellano. Un documentario d’arte su Giancarlo Vitali, realizzato nel marzo 2017 da Francesco Clerici e prodotto da ArchiViVitali.

L’ingresso alla mostra è libero. Il percorso espositivo inizia al piano terra di Palazzo Reale con un bookshop/sala di lettura aperto ai visitatori della mostra “Giancarlo Vitali. Time out” e “Vincenzo Agnetti”.

Sono ad ingresso libero anche le altre 3 sedi coinvolte nel progetto, Castello Sforzesco, Museo di Storia Naturale, Casa Manzoni.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Skira.

Progetto e allestimento a cura di Studio C14.

“Giancarlo Vitali. Time out” è stata realizzata grazie al sostegno di Almag, Bellavista, Torneria Automatico Alfredo Colombo e la collaborazione di Broker Insurance Group, Park Hyatt Milano, Studio La Scala.

INFO
www.palazzorealemilano.it
www.giancarlovitali.com
www.archivivitali.org

SOCIAL
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Facebook Archivivitali
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UFFICIO STAMPA MOSTRA CINQUESENSI
Eleonora Galli
3338443814
stampa@cinquesensi.it

UFFICIO STAMPA COMUNE DI MILANO
Elena Conenna
elenamaria.conenna@comune.milano.it

 

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